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copertina-transformare

di Stefano Oliverio, Luigi Maria Sicca, Paolo Valerio

Prefazione di Gaetano Manfredi

Copertina di Paolo Valerio con l'elaborazione grafica di Luca Carnevale

Scritti di Anna Lisa Amodeo, Christian Ballarin, Davide Bizjak, Ilaria Boncori, Rossella Bonito OlivaSimone Cangelosi, Marco De Giorgi, Guglielmo FaldettaPaolo Fazzari, Vittoria FiorelliStefano Maltese, Porpora Marcasciano, Piergiorgio Masi, Antonia Monopoli, Andrea Morniroli, Stefano Oliverio, Edoardo MollonaChiara Repetto, Cristiano Scandurra, Luigi Maria Sicca, Luca SolariMaria Spanò, Maria Gigliola Toniollo, Paolo Valerio.

Anteprima filetype pdf

 

Doi: 10.19245/25.05.bs.018

 Sezione ricerche

Questo libro parla di inclusione. Lo fa esplorando, con taglio critical, le organizzazioni di lavoro e di pensiero.

Questo libro si lascia interrogare dai diritti delle persone transgender, che supportano studiosi e manager a riconoscere e apprendere alcune dinamiche che caratterizzano il mondo del lavoro.

Questo libro insegna che stigmatizzare penalizza le organizzazioni, nucleo dei processi di creazione di valore: economico e sociale.

Questo libro spiega che erigere barriere può condannare le organizzazioni e la società all’ingiustizia, al torpore inerziale di abiti di pensiero incrostati. All’incapacità di essere fautori, autori e consapevoli attori di un cambiamento possibile, che consente a tutti – nessuno escluso – di fiorire nella propria soggettività.

Perché transformare è quotidiana militanza interdisciplinare. Quella che nasce dall’urgenza del dialogo: tra saperi astratti e quelli specialistico-professionali, tra pensiero e azione.

Perché transformare vuol dire investigare il meticciato, incrociando gli sguardi sull’esperienza delle identità e nelle identità. Suscitando, in sé e nell’altro, prospettive altrimenti inedite.

Se ne consiglia la lettura a chi voglia bilanciare i vantaggi del “modello” con quelli dello “slancio”: il secondo non esclude il naufragio; il primo ammette la gabbia. Discernere tra l’uno e l’altro impone rigore, criterio, giudizio, riconoscimento delle differenze: allo scopo di includere, perché l’inclusione è pratica quotidiana.

Se ne (s)consiglia la lettura a chiunque non si sia mai, almeno un pochino, almeno una volta, sentito davvero diverso a se stesso